"LA SCALA, LU VINCHIU, LA SERRA"...POESIA DI UN'IDENTITÀ DIMENTICATA
di Tiziana Colluto
C'erano una volta... "la scala, lu vinchiu, la serra". E oggi ci sono ancora, tornano in altra veste per bussare alla porta della nostra coscienza, chè certo miseria non è più quella di prima.
Un appassionante documentario sulla coltura dell'ulivo, firmato dalla regia del giovane Donato Nuzzo, verrà proiettato sabato 14 ottobre a Castiglione d'Otranto, piccola frazione di Andrano.
A partire dalle ore 20.30, via Pisanelli, nelle immediate vicinanze di Piazza della Libertà , ospiterà la rassegna che porta il nome del filmato, "la scala, lu vinchiu, la serra", appunto, prodotto dall'associazione culturale A.B.Michelangeli e a cui farà seguito il concerto di Lino Bramato.
Quaranta minuti di riscoperta del sapore antico della campagna, culla millenaria di fatiche dimenticate. Che ora invece continuano a parlare attraverso la voce rauca ed emozionata degli anziani, riescono a sopravvivere tra le mani forti e callose di uomini e donne salentine. Chè alla terra si appartiene, oh sÌ, e rispetto profondo per questa passa per sudore di lavoro costante.
E ha lavorato bene anche Donato Nuzzo che, grazie alla collaborazione di Emanuela Solda e Giuseppe Cianci, ha ricomposto pezzi di un mosaico disfatto da lungo tempo. Contadino-Ulivo. Dimensione esatta di un rapporto oggi stravolto. Pianta difficile, quest'ulivo. Perchè va curata, perchè va trattata "come una bella donna", perchè il suo destino dev'essere ancora affidato alla solerzia degli abili "munnaturi". Pianta che ha saputo ripagare i sacrifici di generazioni con il suo olio dal colore dell'oro. E oro forse lo era davvero, in tempi di magra, quando "na poscia de fiche" non bastava più a rimpinguare energie destinate ad altri sforzi, ad altri ulivi. E cosÌ coltura si fa cultura dell'ulivo. E cultura, radicata in animi gentili come alberi in terra bruna, non tollera d'esser violentata. A quella pianta si deve il rispetto che un'aiuola cittadina non puಠdare, tra fumi di smog e assordare di clacson.
Esige il silenzio, l'ulivo. Nato per la campagna e cinguettii di pettirossi.
Il documentario ci ricorda anche questo.
Buon lavoro è compiuto quando pure il più nascosto ramo secco lascia spazio a verde fronda. E ciಠè possibile solo con "la scala, lu vinchiu, la serra", arnesi preziosi di "munnaturi" instancabili. Tempi diversi oggi per loro, armati di rumore metallico con cui sega elettrica squarcia azzurri di immutata bellezza. E soffre l'ulivo, che non è più la bella donna di prima. Cosa accadrà dopo? "Spero di non trovarmi", ripete con voce triste uno degli anziani protagonisti del filmato.
Scivola il discorso su altri pensieri. Si era un tempo contadini a tutto tondo, di quelli che "emigravano per migliorarsi, ma poi ritornavano", chè allegria salentina sapeva sempre colmare vuoti di ristrettezza economica. Ora, invece... i più "indossano una maschera", son ricchi e infelici, perchè "dentro appartengono ad un altro mondo". Quant'è vero.
E quant'è bella l'immagine romantica della natura che il video sa trasmetterci. Merito anche del montaggio ad arte di Fulvio Rifuggio e delle musiche create per l'occasione dal Maestro Luigi Botrugno. Suoni fiabeschi che rimandano a Beethoven, all'inizio. Ritmi cadenzati di walzer, che ripetono i gesti scanditi di conversazioni contadine, poi. Elettriche le note dei Csi, che lasciano il passo a quelle distese dei Gang..."contadini, lacrime del sole"...
Info 320/0710681
di Tiziana Colluto
C'erano una volta... "la scala, lu vinchiu, la serra". E oggi ci sono ancora, tornano in altra veste per bussare alla porta della nostra coscienza, chè certo miseria non è più quella di prima.
Un appassionante documentario sulla coltura dell'ulivo, firmato dalla regia del giovane Donato Nuzzo, verrà proiettato sabato 14 ottobre a Castiglione d'Otranto, piccola frazione di Andrano.
A partire dalle ore 20.30, via Pisanelli, nelle immediate vicinanze di Piazza della Libertà , ospiterà la rassegna che porta il nome del filmato, "la scala, lu vinchiu, la serra", appunto, prodotto dall'associazione culturale A.B.Michelangeli e a cui farà seguito il concerto di Lino Bramato.
Quaranta minuti di riscoperta del sapore antico della campagna, culla millenaria di fatiche dimenticate. Che ora invece continuano a parlare attraverso la voce rauca ed emozionata degli anziani, riescono a sopravvivere tra le mani forti e callose di uomini e donne salentine. Chè alla terra si appartiene, oh sÌ, e rispetto profondo per questa passa per sudore di lavoro costante.
E ha lavorato bene anche Donato Nuzzo che, grazie alla collaborazione di Emanuela Solda e Giuseppe Cianci, ha ricomposto pezzi di un mosaico disfatto da lungo tempo. Contadino-Ulivo. Dimensione esatta di un rapporto oggi stravolto. Pianta difficile, quest'ulivo. Perchè va curata, perchè va trattata "come una bella donna", perchè il suo destino dev'essere ancora affidato alla solerzia degli abili "munnaturi". Pianta che ha saputo ripagare i sacrifici di generazioni con il suo olio dal colore dell'oro. E oro forse lo era davvero, in tempi di magra, quando "na poscia de fiche" non bastava più a rimpinguare energie destinate ad altri sforzi, ad altri ulivi. E cosÌ coltura si fa cultura dell'ulivo. E cultura, radicata in animi gentili come alberi in terra bruna, non tollera d'esser violentata. A quella pianta si deve il rispetto che un'aiuola cittadina non puಠdare, tra fumi di smog e assordare di clacson.
Esige il silenzio, l'ulivo. Nato per la campagna e cinguettii di pettirossi.
Il documentario ci ricorda anche questo.
Buon lavoro è compiuto quando pure il più nascosto ramo secco lascia spazio a verde fronda. E ciಠè possibile solo con "la scala, lu vinchiu, la serra", arnesi preziosi di "munnaturi" instancabili. Tempi diversi oggi per loro, armati di rumore metallico con cui sega elettrica squarcia azzurri di immutata bellezza. E soffre l'ulivo, che non è più la bella donna di prima. Cosa accadrà dopo? "Spero di non trovarmi", ripete con voce triste uno degli anziani protagonisti del filmato.
Scivola il discorso su altri pensieri. Si era un tempo contadini a tutto tondo, di quelli che "emigravano per migliorarsi, ma poi ritornavano", chè allegria salentina sapeva sempre colmare vuoti di ristrettezza economica. Ora, invece... i più "indossano una maschera", son ricchi e infelici, perchè "dentro appartengono ad un altro mondo". Quant'è vero.
E quant'è bella l'immagine romantica della natura che il video sa trasmetterci. Merito anche del montaggio ad arte di Fulvio Rifuggio e delle musiche create per l'occasione dal Maestro Luigi Botrugno. Suoni fiabeschi che rimandano a Beethoven, all'inizio. Ritmi cadenzati di walzer, che ripetono i gesti scanditi di conversazioni contadine, poi. Elettriche le note dei Csi, che lasciano il passo a quelle distese dei Gang..."contadini, lacrime del sole"...
Info 320/0710681